[5/7] La Zarina, il Venerdì Santo e il triduo pasquale

dopo un mese di lockdown anche i più forti cominciano a dare segni di cedimento

ll Venerdì Santo e la Zarina, anno domini 2020

Dopo la mia telefonata di ieri, in cui avvisavo la Polizia del pericolo incombente sulla società tutta, ovvero di una Zarina in grave crisi depressiva, lamentosa, dedita al rosario quotidiano e stufa di passare le giornate a parlare con suo marito (morto da un anno), stamattina la Zarina alle ore 8.30, dopo aver preparato, nell’ordine: la torta verde alla ligure, l’impasto per la pizza, il sugo per la pizza, il ramequen alla svizzera e la base per l’apple pie, si è vestita ed è andata di tutta fretta sotto al Salone. Ha passato i controlli perchè armata di mascherina e guanti gialli da cucina, ha fatto la coda ordinata da Canton, incontrato Aldo con cui ha fatto una amabile conversazione a due metri di distanza facendo sapere a tutti come sta MissItalia e FiglioZen che ha vinto la borsa Marie Curie, e il suo amato figlio che sta bene a Sydney, ha comprato le costicine d’agnello, poi si è spostata e ha fatto il pieno di carciofi, biete, asparagi, quindi è entrata dal tabaccaio, ha pagato 30 centesimi per farsi stampare il modulo dell’auto certificazione ed è rientrata a casa. Ha riempito un sacchetto con le medicine e due magliette, un trolley con il vino, la farina, la robiola, le fragole e la panna da montare e poi tutto il resto che aveva preparato la mattina. Ha chiuso casa e chiamato un taxi. È passata indenne ai posti di blocco che la Polizia ha istituito nel breve tragitto tra casa sua e casa mia ed è atterrata in salotto alle ore 10.20.

Mi ha subito spedito a comprare lo scottex che mancava, ha fatto marciare MissItalia facendole riempire il frigo e accendere il forno, e dato istruzioni precise per l’apparecchiatura della tavola. Si è lamentata di aver fame e quando MissItalia le ha detto: – ma nonna, mica possiamo pranzare alle 11.00!- lei ha ribattuto pronta:- Ma questo mica è un pranzo, noi facciamo il brunch-. 

Perchè in fondo è tutta una questione di definire per bene le cose con le parole giuste.

E così alle 11.30 stavamo felicemente facendo il brunch, bevendo nei bicchieri adatti un’ottima Falanghina, e ascoltando in meditativo silenzio il racconto dettagliato dell’ultimo libro che ha letto, della telefonata con suo figlio, di quella Gruber che non si sa perché continua a indossare sempre la solita giacchetta nera alternata al dolcevita, nero pure quello e del fatto che la Zarina mai si sarebbe aspettata di invecchiare di dieci anni in soli trenta giorni di quarantena. A nulla è servito dirle che non ci pare affatto, che di energia pare ne abbia a iosa; le opinioni delle Zarine non si possono discutere e noi ce ne eravamo dimenticate.

Infine, visto che noi eravamo stremate dal suo tanto parlare e probabilmente anche dal vino, se ne è andata a letto, rassicurandoci, nelle sue intenzioni, “che tanto dormo dieci minuti e poi torno”.

MissiItalia, prima di buttarsi sul suo letto mi ha guardato complice e mi ha detto:- Secondo me ce la possiamo fare”.

Abbiamo iniziato così il Triduo Pasquale, con la benedizione laica della Polizia locale e quella sacra della festività religiosa, perchè la Zarina è arrivata con la bottiglietta di acqua benedetta che teneva nascosta in casa da tempo immemore proprio per, come ha detto lei “ i tempi della peste”.

Ce la possiamo fare

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