[2/7] il 20 marzo 2020 e numeri nella mia vita

i numeri punteggiano in maniera invisibile la nostra vita; l’importante per me è vederli prima ancora di comprenderli.

Signora mia, non so più da quanti giorni sono in quarantena e siccome me lo domando ogni giorno, ho deciso che non me lo domando più. Farò il conteggio quando tutto sarà finito e quando avrà un senso di rivincita e non di sconfitta.

Ho deciso che terrò una conversazione quotidiana su questa pagina, che nacque quando avevo deciso una sfida con me stessa. I miei lettori più antichi forse ricorderanno che avevo comprato una app per andare a correre, e che prevedeva un training di 60 giorni, con una voce femminile che mi diceva quanto correre, per quanti minuti camminare e via così.

Oggi è il 20 marzo e ricorre la data di trenta giorni dal nostro ultimo giorno di vita normale, prima che il Paziente Zero fosse ricoverato nella notte tra il 20 e il 21 febbraio nell’ospedale di Codogno.

Mio FiglioZen è nelle Marche fin da fine febbraio, bloccato in un isolamento che gli piace, in un piccolo paese che già prima aveva ritmi sconosciuti alla città. Sta bene perchè ha molti giga al mese e si sente al sicuro.

MissItalia mi ha fregato il mio meraviglioso Mac, regalo inaspettato di mio fratello lontano, che per quanto afflitto dal pessimo carattere della famiglia, è capace di grandi slanci di generosità. MissItalia aveva deciso di tornare a casa da Milano per un weekend; aveva appena dato con notevole successo i suoi esami al Politecnico e aveva preparato uno zainetto lasciando lì tutto: libri, vestiti, computer, trucchi (signora mia, per MissItalia i trucchi sono fondamentali nella vita di una donna, e di certo non ha preso da me che tendo ad essere ruspante e penso che sia arrivato anche per me il momento di imparare a usarli).

Mi è capitato ieri di guardarmi allo specchio e con l’occhio critico di cui lei sa bene che sono capace, mi sono studiata bene. Il giudizio è stato pesante: non va bene Nina, così non va proprio bene per niente. Invece che contare i giorni, non vedi come sei messa? Almeno un centimetro di ricrescita grigia, un fisico che accumula ciccia poco al giorno aumentando il consumo di energia che invece servirebbe alla mente per fare cose, un intorpidimento generale del corpo e della mente, schiacciati dall’enormità di ciò che succede intorno.

Stavolta ho dovuto ringraziare la mia parte ipercritica e rendermi conto che ha ragione: stavolta ha proprio ragione. Così sono andata giù a supermercato, ho comprato la tinta, rossa, sorvolando sul numero che è 666, il numero del Diavolo, lei mi capisce, il numero dell’Apocalisse, soprattutto perché nell’Apocalisse mi sa che ci sono dentro e almeno mi faccio i capelli rossi.

Lo sguardo di MissItalia al mio rientro è stato inequivocabile: la mamma sta perdendo la bussola.

Ieri non sono riuscita a farmi il colore; nemmeno sono riuscita a fare movimento.

Comincerò oggi che mi sento meno stanca, più determinata a passare attraverso questi giorni, più solidale verso la parte ipercritica di me stessa perchè ho dimenticato, in questi anni, che è stato per merito suo se sono riuscita ad arrivare fin qua.

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