Mese: Maggio 2021

capitolo 4- ore 11:30

Ore  11.00

Sono proprio di malumore, pensò. Si alzò di scatto, infilò la giacca e guardò dentro la borsa del lavoro. Trovò il mazzo di chiavi. Le tirò in aria e le riprese. 

– Andrò con la macchina scassata di mia madre. 

Pensò a voce alta. 

Prese le carte di Rossini e le infilò in borsa. Salutò Chiara e passò davanti allo studio di Giovanna. 

Giovanna era in piedi in fondo alla stanza voltata verso le finestre e gli dava la schiena, una schiena così esile che pareva quella di una bambina. Parlava

Sono proprio di malumore, pensò. Si alzò di scatto, infilò la giacca e guardò dentro la borsa del lavoro. Trovò il mazzo di chiavi. Le tirò in aria e le riprese. 

– Andrò con la macchina scassata di mia madre. 

Pensò a voce alta. 

Prese le carte di Rossini e le infilò in borsa. Salutò Chiara e passò davanti allo studio di Giovanna. 

Giovanna era in piedi in fondo alla stanza voltata verso le finestre e gli dava la schiena, una schiena così esile che pareva quella di una bambina. Parlava sommessamente al cellulare. Lui bussò sullo stipite della porta e lei trasalì voltandosi. 

– Vado via. Vado a parlare con tuo padre. 

Lei coprì con la mano il cellulare, fece sì con la testa e le sue guance si coprirono di un lieve rossore. O almeno così a lui parve. 

Lei sussurrò un ciao a mezza voce, si voltò di nuovo verso le finestre e portò nuovamente il cellulare all’orecchio sinistro. Ma tacque. Le spalle le si alzarono impercettibilmente, come se riempisse lentamente la cassa toracica di aria. Poi un sospiro leggero annebbiò involontariamente e per un attimo il vetro della finestra. Giovanna continuava a tacere tenendo il cellulare incollato all’orecchio.

A Jacopo montò di nuovo il sangue alla testa ma non poteva farci nulla. Tornò in corridoio, aprì la porta dello studio e la sbatté dietro le sue spalle. Gli parve che i muri del palazzo tremassero dietro di se’. 

Di ciò ne fu contento. 

* * *

(- Ehi! Ma sei impazzita? Ho ricevuto adesso il tuo messaggio. Non sono mica barricato dentro casa ! Sto arrivando! 

– Ah, davvero non sei a casa? Ma come, avevi detto che pranzavi a casa… 

La voce di lei rimbombava. 

– Invece sono andato a pranzo con lo studio. Sto arrivando, comunque, aspettami al bar. Non mi piace che stai lì fuori, anche se sono le due del pomeriggio. E poi minaccia pioggia. 

– Ma io non sono fuori… 

– Come non sei fuori? 

– Mi sono fatta aprire il portone… 

– Ma come czz hai fatto? 

– Sono sul pianerottolo. Ero così incazzata con te che ho pure preso a calci la tua porta… 

[continua]

capitolo 3- ore 10:00

ORE 10.00 

L’udienza era durata sì e no tre minuti. Più i trenta di attesa in piedi in corridoio. 

Jacopo aveva attraversato la sala in fondo alla quale era seduto il giudice in maniche di camicia. Al suo fianco l’usciere e una pila impressionante di documenti. 

Si era avvicinato al bancone, si erano scambiati due brevi frasi, aveva consegnato i documenti processuali che doveva mettere agli atti e poi aveva firmato. 

– Grazie e arrivederci. 

Nessuno gli aveva risposto. Il giudice cercava di sbottonare il colletto della camicia mentre il suo cellulare aveva iniziato a vibrare sul tavolo. L’usciere stava preparando le carte della causa successiva. 

– Avvocato, ha fatto? 

Anche la voce di Chiara, così apprensiva e timida, gli era parsa in quel momento assolutamente fuori luogo: con quella lunga coda di cavallo nera, gli occhiali un po’ vecchio stile, le spalle dimesse e leggermente curve, nulla di lei era adeguato in mezzo a quel codazzo di donne che chiacchierava animatamente nel corridoio in attesa di essere chiamate dal giudice. 

La faranno a pezzi, qua dentro Chiara. 

L’aveva pensato ma non l’aveva detto. 

Invece disse: 

– Sì Chiara, grazie, ho fatto. 

– Allora vado? Ci vediamo in studio? 

– Sì, vada vada, ci vediamo là . 

Scesero insieme in ascensore, in silenzio, Jacopo immerso nei suoi pensieri, lei che pareva avvolta dal vuoto con uno sguardo assente. 

* * *

(- Prendiamo l’ascensore? 

aveva chiesto lei. 

Jacopo l’aveva guardata un po’ stupito. 

– Ma tanto siamo al secondo piano… 

ma nel frattempo aveva premuto il pulsante dell’ascensore. L’androne era un po’ scuro e calmava la luce intensa che giugno aveva proiettato su di loro. 

Le porte si aprirono, entrarono, lei per prima e lui dopo. Lei schiacciò il pulsante dell’ultimo piano. Poi si voltò verso di lui mentre le porte si chiudevano e gli si posò contro con tutto il suo peso. Era morbida, calda, avvolgente. Jacopo l’aveva baciata e aveva lasciato che lei gli si avvinghiasse e lo premesse contro lo specchio dell’ascensore. Lui sentì i seni che si premevano contro il suo petto, e vide che lei aveva chiuso gli occhi. Lei aveva sentito che lui si era irrigidito e una parte forte e dura di lui premeva contro il suo ventre. 

[continua]

capitolo 2 ORE 8:00

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capitolo 2

ORE 8.00 

Il cellulare squillò prima che lui fosse sul pianerottolo. 

Rientrò, chiuse la porta, sospirò e prese il telefono dalla tasca della camicia, sotto la giacca. 

Una pessima giornata, di sicuro. 

– Oh avvocato buongiorno. 

La voce era leggermente stupita, come se chi chiamava non sapesse chi avrebbe risposto al telefono. 

– Signora Pagnan, buongiorno! L’avrei chiamata più tardi per ringr… 

– Lasci perdere avvocato, è una giornata tremenda, oggi. Tremenda! 

Una pessima giornata. 

Guardò l’orologio appeso al muro. Erano le nove e aveva un appuntamento in tribunale con la segretaria alle 9 e 15. 

Inoltre non sapeva cosa poteva dire per consolare la signora Pagnan. Era sinceramente dispiaciuto per la malattia di suo marito, ma non sapeva proprio come fare a consolare la moglie. Non sapeva cosa dire. 

* * *

( – E` il chakra della gola quello che ti permette di dire le parole che vuoi, di trasmettere i tuoi pensieri al mondo. Questo qua. 

e l’aveva toccato leggermente, un punto impreciso sulla gola mentre lui aveva il capo appoggiato sul suo grembo. Lei, a gambe incrociate, con le sue mani profumate di olio agrumato gli aveva massaggiato il viso e le spalle e il petto, e aveva raccontato dei chakra, con una sorta di ritegno, come temesse di essere presa in giro, ma intanto parlava con voce sommessa e toccava il volto, il collo e le spalle, rilassando le muscolature. Jacopo aveva trovato la pace ma le parole, che in quel momento erano parse scivolare come le mani sulla pelle, adesso erano balzate fuori all’improvviso. 

Il chakra della gola. 

Lei avrebbe saputo cosa dire alla signora Pagnan.) 

* * *

– Signora Pagnan… 

– No guardi avvocato, lei adesso mi deve proprio aiutare, sa, perché io davvero non so proprio come fare adesso. 

– Sì, ma certo, capisco…non si preoccupi, … 

– No, certo che mi preoccupo, accidenti, sono 10 anni ormai che sono sposata, è ora di smetterla. Aveva ragione la sua prima moglie! Voglio il divorzio, subito, non ce la faccio più! 

capitolo 1 ore 7:00

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capitolo 1- ORE 7:00

Padova, 27 luglio 2010

ORE 7.00 

Si svegliò di malumore. 

Il telefono non aveva ancora squillato al suono leggero delle campane. Ciò significava che non erano ancora le 7 e mezza. 

Passò una mano sulla faccia, respirò e allungò la mano sul comodino per prendere gli occhiali. 

La camera era immersa nel buio, come sempre, con gli scuri di legno ben chiusi. Anche stanotte aveva dormito appoggiato sul fianco destro (“ Quello sbagliato “ – gli aveva detto lei un giorno) e adesso aveva il braccio tutto intorpidito. Ancora era confuso ma il senso di malessere e di malumore peggiorava. 

Sarebbe stata una pessima giornata. Lo sapeva già. 

Guardò lo schermo del cellulare. Era buio. Nessun sms quella mattina. Nemmeno durante la giornata ci sarebbe stato. Nessun sms.

Gli sms fino a qualche tempo fa, arrivavano attesi ma sempre erano una sorpresa. Costellavano le giornate, erano piccole luci su cui si ancorava la vita quotidiana. 

Il cellulare vibrava leggero e subito lui lo apriva, leggeva e sorrideva. Immediata partiva la risposta. Piccole ancore che legavano loro due, che punteggiavano di luce i rapporti lontani e stringevano alleanze mute. 160 caratteri per mandare un pensiero concreto, per non sentirsi soli, per continuare a vivere, a sorridere e forse, a costruire. Come le pietre miliari delle antiche strade romane, avevano segnato percorsi e avevano indicato, sottovoce, quanta strada era stata fatta. Piccole luci che adesso vibravano silenziose nella memoria del cellulare ma che spesso riaffioravano improvvisi nella sua testa. 

Adesso che non arrivavano più riemergevano lenti alla coscienza per poi essere ricacciati giù, nel fondo del mare scuro. 

Ce l’avrebbe fatta a dimenticarli tutti.

Un po’ alla volta li avrebbe metabolizzati, tritati, spenti e soffocati.

Un po’ alla volta ce l’avrebbe fatta.

Lei 

Ti penso, ti scrivo, cancello. E via così. Ho tante domande e non ho risposte. Ho bisogno di te e di stare con te. E di sentirti. Mi togli il fiato. 

Lui 

Mi piace aprire gli occhi con i tuoi sms . E` un po’ come aprirli con le tue carezze…un po’! 

Lei 

Le mie carezze fanno chiudere gli occhi. Mi specchio dentro di te. Ho voglia di perdermi dentro di te. Ma se mi inviti a pranzo sarò impeccabile. 

* * *

E` il lato sbagliato perché il cuore è a sinistra, anche il tuo, e perciò si affatica di meno se dormi sul lato sinistro.-  [continua ]