[7/7] la fase 3 e Mangiafuoco

qualche volta mi stupisco di me stessa…

Mangiafuoco le battaglie e la guerra.

È un giugno fresco e timido, uscito da un inverno terribile, e Mangiafuoco mi chiede se posso passare in showroom da lui oggi, che ci sono delle cose che dobbiamo mettere a punto insieme. Così alle 9.00 sono lì, entro e il distanziamento sociale a noi due ci fa un baffo: già io non sopporto i baci finti di circostanza, di più ancora non reggo avvicinarmi a Mangiafuoco, forse per quel contrasto terrificante tra le sue mani grosse da zappatore e i lineamenti sottili del viso, con quel suo sguardo vitreo. Lui tanto meno, visto che io non sono una cliente che deve ammorbidire, nemmeno alza lo sguardo dal computer quando io entro, un ciao è più che sufficiente anche se è da natale che non ci si vede e tutti i giorni parliamo al telefono e ultimamente si è pure confidato con me, errore imperdonabile che adesso vuole negare a sé stesso non guardandomi negli occhi. 

Meno male. Apro il mio computer davanti al suo e mi siedo sullo sgabello alto, quello senza il cuscino, che tanto i suoi clienti non si siedono mai, e se dovessero proprio aver necessità di sedersi c’è il meraviglioso divano in pelle verde scuro, per il quale ha pagato una fortuna per restaurarlo. Ma tanto non ci viene mai nessuno in showroom. Per questo mi chiama tante volte, per non sentire la solitudine.

Non c’è infatti nessun motivo per cui io debba lavorare da lì oggi, se non il suo desiderio di vedere almeno qualcuno, condividere i tempi difficili nel mondo della moda, stare fermi davanti al computer in attesa di qualche email con un qualche ordine miracoloso per portarsi a casa la pagnotta. Una pagnotta d’oro la sua, pane da sopravvivenza il mio, ma tant’è, lavoro in giro prima non c’era e adesso ce ne è ancora meno, quindi va bene anche il pane da sopravvivenza. Ma io sono preparata oggi.

Ho incredibilmente delle cose da fare, perché io ho i miei preziosi file da aggiornare, quelli in Excel che lui non sa usare ma che danno tutte le risposte che ci servono in un battibaleno, perché io sono smart, e siccome durante le ore di lavoro io faccio altre cose, ho bisogno di avere tutto sott’occhio, quindi mi sono organizzata. Lui fa qualche telefonata, tanto per riempire il tempo, ma su quattro solo uno gli ha risposto dicendogli che era occupato. Intanto io lavoro al mio file, mando le poche email che ho da mandare, e stampo roba inutile dalla sua stampante perché così almeno mi porto a casa della carta da riciclare senza comprarla nuova. Poi, finalmente, come avevo previsto, alle ore 11.00 il mio computer si spegne.

Lui non sa che io sono anche un’attrice, ho probabilmente sbagliato carriera sin da quel dì in cui recitavo con successo, ma comunque esclamo un No! Forte, disperato, preoccupato e lui alza lo sguardo verso di me sentendo la paura e mi dice:- che succede?- – Mi si è scaricato il computer e mi sono dimenticata di prendere il caricatore…- – Ma come!- mi dice lui, e io di rimando:- ma io ero sicura che almeno tre ore avrebbe funzionato la batteria.- Lui annuisce, poi pensa che il computer h tre anni, che forse la batteria è effettivamente vecchia, e poi io sono così dispiaciuta di non poter lavorare un’altra ora con lui che si sente in dovere di consolarmi :- accidenti, meno male che non c’è molto da fare- .

Va beh, io ho altri modi di consolare la gente disperata, ma questo è il suo e le persone vanno accettate per quello che sono. Dopo un paio di minuti mi chiede: – beh, allora conviene che tu vada a casa? – .

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Così, mesta fuori e felice dentro, io raccolgo le mie misere carte, riesco a rubare dei fogli bianchi da entrambi i lati, pure una penna che era rotolata sulla scrivania immacolata, e metto tutto nella borsa e decido che devo impormi di prendere tutto ciò che posso prendere da Mangiafuoco e pertanto dico: – mi faccio un caffè- e mi avvicino alla macchinetta e sento il suo pensiero nascosto, che gli bevo un caffè inutile perché non ho da lavorare per la prossima ora ma lui me la dovrà pagare lo stesso, ma certo non può dirmi di non farmi il caffè. E per essere ancora più perfida prendo la tazzina di ceramica dei clienti speciali anziché quella di plastica, e lui se ne accorge solo dopo che mi sono girata a sorseggiare il caffè, e io lascerò la tazzina macchiata di rossetto, così difficile da lavare, sul suo tavolo, perché la appoggio dove lui non la può vedere adesso ma la troverà dopo. Ma Mangiafuoco è Mangiafuoco e quindi si sofferma a guardarmi, mi scruta il viso con intensità e infine dice: – ma sai che ti trovo proprio bene? Ti sei fatta il moroso?- La mia risposta è immediata, che nemmeno ci ho pensato e ho detto:- no, perché una può star bene solo se ha un moroso?- Il rimpallo arriva veloce e lui lo fa rimbalzare subito :- ah no, anzi, è per questo che stai bene!- Sembra che abbia vinto lui ma no, non me la fai oggi caro Mangiafuoco, e ridendo da dietro la tazzina di caffè gli ribatto:- eh, come ti sbagli, il fatto è che ne ho più di uno- . E lui tace.

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Infilo il computer nella borsa da ufficio che ho appoggiato sul suo divano di pelle verde sapendo che lui soffre ogni volta che lo faccio perché teme i graffi ma non può dirmi niente perché non vuole apparire meschino quanto lui stesso sa di essere, e siccome c’è un ‘aria divertita perché l’idea di me con molti fidanzati evidentemente lo rallegra, mi dice:- Allora io la settimana prossima sono in vacanza…- E’ in quel momento che io divento un gigante: mi volto con lentezza verso di lui, le ossa si allungano, le spalle si fanno quadrate, i piedi si ancorano al terreno e dall’alto della mia statura mi chino verso di lui fissandolo dritto negli occhi e gli dico:- Ma stai scherzando vero? Io vado in Liguria! – . Lui si fa piccolo, un Mangiafuoco colto in un momento di debolezza nel vedermi gigante con il dito idealmente puntato contro il suo naso e mi risponde preoccupato:- ah è vero…- La sua voce è un soffio e io, che già non sapevo in che modo gli avrei detto che volevo lavorare di meno la prossima settimana, ho sfoggiato uno dei miei meravigliosi sorrisi materni, dolci e caramellosi, e sempre dall’alto della mia statura ormai oltre i due metri gli ho detto:- Ok, facciamo così, io me ne vado in spiaggia la mattina e copro l’ufficio il pomeriggio, tu fai l’inverso.- Era il mio un tono che non ammetteva repliche, sembrava che avessi provato quel copione molte volte e lui ha abbassato il capo sul computer che si ostinava a non ricevere email e ha detto:- va bene-.

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La guerra si vince vincendo molte battaglie e da qualche parte bisogna pure cominciare.

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